L’IMPORTANZA DEI COMPITI A CASA

L’IMPORTANZA DEI COMPITI A CASA

Con l’ultimo articolo del blog (PILATES MAT E PILATES CON I MACCHINARI), abbiamo evidenziato come sia importante dare un preciso focus alla mente e al corpo tramite un movimento selezionato e di qualità, che ci possa permettere di creare dei nuovi schemi di movimento giusti e puliti, senza continuare a replicare quelli sbagliati che ci hanno già creato problemi, dolori e noie.

Ma quali sono le determinanti principali per poter creare delle modificazioni al corpo e ai suoi movimenti?

Il tempo, la costanza e la ripetitività.

Innanzitutto, è bene sottolineare che svolgere pilates un’ora la settimana, quando ci sono delle problematiche da risolvere, non è sufficiente per poter attuare un cambio allo schema corporeo e motorio del soggetto. Una settimana ha 168 ore: se noi per 167 ore continuiamo a ripetere lo stesso gesto in maniera sbagliata, cosa può fare 1 ora di correzione? Sicuramente in parte aiuta, ma se è presente un dolore e uno schema motorio fortemente compromesso, non è sufficiente.

Quindi è fondamentale dedicare del tempo a casa, in autonomia, ogni giorno, per eseguire degli esercizi ad hoc mirati alla propria problematica, così da velocizzare il processo e rinforzare il lavoro che si svolge insieme all’istruttore.

I tradizionali esercizi riabilitativi a corpo libero (prendiamo in considerazione un percorso classico riabilitativo post-intervento per esempio) terminano normalmente dopo qualche seduta, quando i pazienti non migliorano più o hanno raggiunto una stabilità, e i medici perdono la motivazione a proseguire. Ma uno studioso importante della neuroplasticità, Bach-y-Rita, basandosi sulla sua conoscenza della crescita dei nervi, iniziò a supporre che queste stabilità nel recupero delle funzioni fossero temporanee, ossia che facessero parte del ciclo riabilitativo basato sulla plasticità, in cui le fasi di apprendimento sono seguite da periodi di consolidamento (Kandel 2006, 262). Man mano che le nuove capacità si perfezionano e acquisiscono un maggiore automatismo, internamente si verificano delle modificazioni biologiche (i neuroni producono nuove proteine e modificano la propria struttura): non dobbiamo quindi smettere il nostro percorso appena iniziamo a sentirci meglio, ma avere la costanza e la pazienza di continuare, per permettere all’intero sistema di stabilizzarsi e solidificarsi. Pensate che alcune strutture del nostro corpo ci possono mettere anche 5-6 mesi per ricostruirsi dal punto di vista biochimico!

Inoltre, sappiamo che per recuperare i soggetti bisogna motivarli, con esercizi che si avvicinino il più possibile alle normali attività quotidiane e che siano progressivi, e che la terapia dovrebbe concentrarsi in un breve periodo di tempo (pratica intensiva), così da essere molto più efficiente di un trattamento a lungo termine ma meno frequente (Pulvermuller, et al. 2001).

Per queste motivazioni la scelta degli attrezzi utilizzati, della metodologia di lavoro e degli esercizi che vengono dati come “compiti a casa” è fondamentale, ed è proprio ciò che può fare la differenza tra un miglioramento netto delle abilità, ed un semplice mantenimento della condizione fisica.

Non dimentichiamoci in ogni caso che la differenza principale, oltre alla potenzialità base degli attrezzi di pilates utilizzati, sta nel modo in cui i soggetti sono spinti a eseguire gli esercizi: attraverso una presa di coscienza maggiore, si può avere un maggiore margine di miglioramento. E in questo gli attrezzi di pilates ci permettono di lavorare molto sulla propriocezione e sulla sensibilità.

Nel prossimo articolo vedremo più nel dettaglio il concetto di neuroplasticità.

Nel frattempo, vi consiglio di andare a vedere i video YouTube sul mio canale FRANCESCA CAVENATI e approfittare di questo periodo di festività per fare qualche esercizio in autonomia a casa: li trovate nella playlist “ESERCIZI PILATES MAT”.

Buon Natale, buon anno nuovo e buon movimento!

 

Riferimenti

Kandel, E.R. «In search of memory.» New York: Norton & Co., 2006. 166; 214; 241.

Pulvermuller, F., et al. «Constraint-induced therapy of chronic aphasia after stroke.» Vol. 32. Stroke, 2001. 1621-1626.