“Neuro” sta per neuroni: le cellule che compongono il cervello e il sistema nervoso umano.
“Plastico” sta per “modificabile, flessibile, mutevole”.
All’inizio molti scienziati non usavano utilizzare il termine “neuroplasticità” nelle loro pubblicazioni, e il fatto che sostenevano una nozione tanto fantasiosa non era visto di buon occhio dai loro colleghi. Nonostante ciò, quei ricercatori non desistettero e ottennero un graduale capovolgimento della dottrina del cervello immutabile, riuscendo a mostrare, tra le altre cose, che:
- i bambini non sempre sono legati alle abilità mentali di cui dispongono fin dalla nascita;
- un cervello danneggiato spesso può riorganizzarsi in modo che, quando una parte smette di funzionare, un’altra la sostituisce;
- le cellule cerebrali, quando muoiono, possono essere sostituite;
- molti “circuiti”, e persino riflessi fondamentali che pensiamo siano <<cablati>>, non lo sono affatto;
- l’apprendimento e l’azione possono attivare o disattivare i geni, modellando così l’anatomia cerebrale e il nostro comportamento.
La rivoluzione neuro plastica gioca un ruolo importante nella comprensione di come l’amore, il sesso, il dolore, le relazioni, l’apprendimento, le dipendenze, la cultura, la tecnologia e le psicoterapie modificano il cervello umano. Nella misura in cui affrontano il tema della natura umana, sono coinvolte le discipline umanistiche, le scienze sociali e quelle empiriche, così come ogni forma di apprendimento. Tutte queste discipline dovranno tenere conto del fatto che il cervello modifica sé stesso e che l’architettura cerebrale differisce da un individuo all’altro e si modifica nel corso della vita di ognuno.
Ovviamente il carattere processuale della plasticità nel campo sensorio-percettivo è trasportabile nel campo motorio; quindi, anche queste funzioni sono adattabili alla necessità e alla vita del soggetto.
LA MAPPATURA DEL CERVELLO
Eseguendo delle mappature multiple nel corso del tempo, lo scienziato Merzenich osservò il cervello è in grado di riorganizzare le proprie mappe andando a modificare i confini delle diverse aree, migliorando la propria definizione e spostandosi nel cervello (in un caso osservò anche una mappa scomparire del tutto). Arrivò alla conclusione quindi che formandosi mappe completamente nuove, allora si sarebbero dovute essere formate delle nuove connessioni interneuronali.
Tutto questo portò a definire due concetti molto importanti:
- Neuroni che si attivano simultaneamente si legano fra loro (Amacher 1965).
- Neuroni che non si attivano insieme non si legano fra loro, oppure neuroni non sincronizzati non si connettono fra loro.
Questo concetto è quello che vogliamo applicare durante le nostre lezioni pilates: andando a lavorare nel dettaglio sul corpo, studiando il movimento singolo di ogni articolazione, eliminando uno schema di movimento errato e impostandone uno nuovo corretto, richiedendo la stabilità di una zona del corpo e la mobilità di un’altra, andando a integrare il lavoro di due zone distinte, etc…
Attraverso il giusto movimento possiamo creare delle modifiche sostanziali non solo al corpo, ma anche alla mente!
Riferimenti
Amacher, P. «Freud’s neurological education and its influence on psychoanalytic theory.» Vol. 4. n. 4. New York: International Universities Press, 1965.
Hebb, D.O. «The organization of behavior: a neuropsychological theory.» New York: John Wiley & Sons, 1949. 62.
