
Quel mattino, l’aria già calda riempiva un cielo di un bell’azzurro denso e pastoso.
Mentre il sole si infilava tra le foglie a disegnare meravigliosi mosaici animati sui marciapiedi irregolari e pieni di buche.
Ecco che raggiungo un grande portone decorato con fiori e arabeschi, che si apre su un bell’ingresso, alto e fregiato al centro da un lampadario di cristallo incorniciato da stucchi liberty.
Subito dopo, un’imponente scala in marmo si estende, in parte però nascosta dal ferro battuto di un ascensore, mantenuto ancora originale,
Salgo con gli occhi rivolti verso l’alto, anticipando ogni mio passo, mentre con stupore ed eccitazione il desiderio di essere già là si faceva sempre più forte.
Drin drin, un martelletto colpisce una campanella creando un suono freddo e metallico.
Dietro il cigolio di una pesante porta, mi accolgono nel luogo dove avrei trascorso tutto il mese a seguire.
Lo studio prende forma in un lussuoso appartamento, impolverato dai segni del tempo, ma mantenendo il romanticismo dell’epoca d’oro.
Mi preparo, con un abbigliamento da studio e un tacco a spillo 10.
Entro in sala e… “no no! Dove vai tu? Via le scarpe!”, vieni qui. Mi sposto da un grande spazio con sbarre e specchi per trovarmi di fronte una serie di macchinari strani, in legno, grossi, ma dalle forme morbide ed eleganti. Ancora non sapevo che mi sarei innamorata di quei giganti buoni.
In un caldo gennaio argentino, incontro per la prima volta il Gyrotonic.
La saccenteria di chi non sa, di chi non sa di non sapere, e soprattutto la forza della giovinezza colma di ambizione che accomoda ogni imperfezione, mi portava a pensare che con molta probabilità ero nella ‘sala’ sbagliata.
Il Tango mi ha portato in Argentina, e in Argentina volevo scoprire ogni segreto per migliorare il mio ballo e la mia tecnica.
Ballerino, bei piedi, corpo disegnato per questo ballo… cos’altro serve?
Nonostante una certa curiosità e un approccio alla lezione con una leggera indolenza, oramai ero proiettata su quelle grandi macchine e volevo sapere come le avrei dominate.
Invece no, (un’altra volta) tecnica a terra, tecnica sullo sgabello, tecnica in piedi. Solo dopo ho scoperto che era gyrokinesis, altro argomento importante per la mia carriera.
Finalmente a noi! Seduta a cavallo e palmi sulle maniglie, si inizia, Pulley a noi due!
Arc and curl, reaching, inhale, exhale, narrowing of the pelvis. Finalmente il mio corpo incomincia a respirare, a sorridere, la testa ad alleggerirsi, i pensieri a fluire. Tutto diventa possibile, tutto così naturale da non volermi più allontanare da quello stato di grazia, dove non esiste più il confronto, nessuna aspettativa e nessun pubblico da compiacere.
Un corpo nello spazio, alla ricerca dello yawning sensation…
Solo quando capisco che è possibile fare senza pensare, capisco che quello è il mio posto giusto.
Da quel momento, non ci sono più obiettivi, smetto di pensare al ballo, alla performance, focalizzandosi solo sul corpo che si muove per rigenerarsi.
Lei aveva ragione, la mia Master Trainer conosceva già tutta la strada che avrei dovuto percorrere prima di poter comunicare con il mio corpo.

