Lavorare sul pavimento pelvico è sempre abbastanza complesso, in quanto è una zona del corpo molto intima e nascosta in profondità, sulla quale probabilmente non ci siamo mai focalizzati a sufficienza durante il corso della nostra vita.
Come possiamo gestire la situazione?
Io solitamente inizio con lo spiegare in maniera molto lineare e semplice cos’è il pavimento pelvico, dove si trova, a cosa serve, quali sono le sue funzioni e a mostrare anche un’immagine molto stilizzata del nostro corpo che illustri l’importanza del lavoro di integrazione della muscolatura profonda (pelvi, trasverso dell’addome, diaframma) in modo tale da far capire prima il perché ci interessa andare ad attivare quella muscolatura in un modo specifico, e non a caso.
Una volta focalizzata tutta l’attenzione sulla pelvi, cerchiamo di verificare se il cliente riesce ad attivare la muscolatura, guidandolo con delle indicazioni verbali e tattili. Queste ultime saranno ovviamente minime, mentre con quelle verbali possiamo sbizzarrirci da quelle più comuni e grossolane come il classico “trattenere la pipì”, a quelle più profonde come l’idea di trattenere un assorbente e/o una supposta, a quelle più reattive per esempio immaginare di reagire a una scossa o ad una secchiata d’acqua, fino a qualcosa di più divertente e onomatopeico pensando al movimento di una medusa e di un polpo.
Potrei scriverne a decine, ma sta a voi capire e cercare l’esempio giusto, le parole migliori, il tono più adeguato, e il momento ideale per la persona che avete di fronte!
Tante volte però in realtà può capitare che la cliente (o il cliente) abbia difficoltà anche solo nel ricercare e sentire il reclutamento dei muscoli della pelvi: in questo caso che si fa?
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Dipende!
Innanzitutto rimango fissa sull’obiettivo e cerco di continuare con degli esempi diversi, provando anche magari a cambiare la posizione in cui si trova, infatti per qualcuno sarà più facile reclutare la pelvi dalla posizione supina (con i piedi sulla footbar o con i cavi alle ginocchia), mentre qualcun altro avrà bisogno di andare in quadrupedia.
Ogni tanto però mi capita anche di dover mollare la presa, per evitare di focalizzare tutta la lezione su quell’unico obiettivo: se il cliente non riesce proprio a sentire e a capire c’è il rischio che si senta frustrato e si scoraggi un pochino. Allora in questo caso ci giro intorno lavorando sulla stabilità lombo-pelvica, sulla respirazione, sul neutro della colonna e poi magari ci ritento verso la fine della lezione.
Non è giusto lasciar perdere ovviamente, anche perché l’attivazione del pavimento pelvico è di fondamentale importanza, non solo per le lezioni e gli esercizi che andremo poi a sviluppare durante le nostre lezioni, ma proprio per il benessere, la funzionalità del corpo e la vita del cliente stesso! Semplicemente cerco di analizzare la situazione, di valutare se possa essere un problema muscolare, propriocettivo o altro, di assecondare un pò le tempistiche e le difficoltà del cliente, permettendogli nel frattempo comunque di muoversi e di fare esperienza, cercando di strutturare un percorso più specifico per lui, inventandomi qualcosa di nuovo o dandogli dei compiti a casa molto semplici per esempio, spiegandogli ovviamente il tutto.
Ricordiamoci in ogni caso che la molla del REFormer va a reclutare già in parte quella muscolatura profonda stabilizzatoria, come abbiamo visto nel precedente articolo:
Mi è capitato anche di lavorare con delle persone che credono fortemente di attivare la pelvi ma in realtà non succede (hanno una propriocezione completamente sballata), oppure al contrario che affermano di sentirla attiva mentre in realtà non riescono a reclutarla (in questo caso mentono per paura di essere giudicati): la nostra bravura ed esperienza ci permetterà di riconoscere e distinguere queste situazioni per affrontarle nel migliore dei modi, dove non ci sarà un’unica strada come soluzione, ma diverse alternative in base sempre alla persona che abbiamo di fronte!
Il percorso in ogni caso risulterà abbasta lungo per quasi tutti, l’importante è non demordere:
possono passare settimane, o mesi, o anni dal semplice riuscire a sentire, al reclutare, al mantenere attiva la muscolatura dapprima in isometria e poi in dinamica (senza perdere il neutro articolare o compensare con altri muscoli irrigidendosi), fino a poter integrare queste attivazioni con dei movimenti coordinati di tutto il corpo, se non addirittura funzionali o tecnici (come gli sportivi) e rendere così automatica l’attivazione del pavimento pelvico!
E tu hai qualche soluzione particolare per affrontare questa problematica?
