Merzenich (scienziato) e Jenkins (psicologo comportamentista), iniziarono un nuovo esperimento per analizzare e sviluppare delle applicazioni pratiche relative alla RIORGANIZZAZIONE TOPOGRAFICA DELLE MAPPE: insegnare agli animali nuove abilità, per osservare come l’apprendimento avrebbe influito sui neuroni e sulle mappe cerebrali. In un primo esperimento Merzenich e Jenkins mapparono la corteccia sensoriale di una scimmia. Poi le insegnarono a toccare un disco ruotante con la punta di un dito: esercitando una certa pressione per dieci secondi la scimmia avrebbe ottenuto in premio un pezzetto di banana. La scimmia doveva prestare molta attenzione per imparare a toccare il disco con delicatezza e valutare il tempo in modo accurato. Dopo MIGLIAIA DI PROVE, Merzenich e Jenkins rimapparono il cervello della scimmia e videro che l’area relativa alla punta del dito si era ampliata (Jenkins, et al. 1990).
L’esperimento mostrò che quando un animale è MOTIVATO ad imparare, il cervello risponde in modo plastico.
L’esperimento mostrò anche che, se le mappe cerebrali diventano più grandi, i singoli neuroni funzionano meglio. Ciò accade in due fasi distinte: all’inizio, man mano che la scimmia imparava, la mappa relativa alla punta delle dita cresceva occupando uno spazio maggiore; ma poco dopo i singoli neuroni nella mappa erano diventati più efficienti e alla fine erano necessari meno neuroni per svolgere il medesimo compito.
Quando un cliente inizia le sue prime lezioni di pilates, tende a usare tutto il corpo in maniera globale e scomposta, perfino i muscoli del volto si tendono in una smorfia. Attraverso l’esercizio continuo smetterà di utilizzare i muscoli che non servono allo scopo e ben presto impara a usare solo quelli necessari. Se diventerà bravo saprà muoversi con grazia e in modo rilassato: il cliente non userà più moltissimi neuroni come all’inizio, ma pochi e appropriati per quel compito, quindi avrà UN’EFFICIENZA MAGGIORE.
Questi studi mostrarono anche che con l’esercizio i singoli neuroni diventano più selettivi: scoprirono che se i neuroni vengono esercitati e diventano PIÙ EFFICIENTI, possono elaborare dati PIÙ RAPIDAMENTE. Questo significa che anche la velocità del nostro pensiero è plastica. La rapidità del pensiero è essenziale per la nostra sopravvivenza. Le cose spesso accadono all’improvviso e se il cervello è lento può perdere delle informazioni importanti.
Quindi se all’inizio il cliente farà fatica a percepire delle posizioni sbagliate e ci impiegherà del tempo per correggersi, ciò significa che lezione dopo lezione ci metterà sempre meno!
Fondamentalmente neuroni più veloci consentono di pensare più velocemente –non è cosa da poco- poiché la rapidità del pensiero è un aspetto cruciale dell’intelligenza: L’ATTENZIONE è essenziale per cambiamenti neuro plastici a lungo termine (Kilgard e Merzenich 1998). In questi esperimenti si scoprì che i cambiamenti duraturi avvenivano solo quando le scimmie erano molto concentrate. Quando gli animali svolgevano i loro compiti in modo automatico, senza porvi attenzione, le mappe cerebrali si modificavano ma con risultati a breve termine. Spesso apprezziamo la capacità di lavorare in multitasking: ma se da una parte è possibile imparare dividendo la nostra attenzione, d’altra parte in questo modo non si ottengono cambiamenti stabili nelle mappe cerebrali.
Questo ci porta a dare molta importanza alla CONCENTRAZIONE durante le nostre lezioni: connettere corpo e mente non è così scontato, infatti, tante persone fanno fatica a concentrarsi sui movimenti sottili del corpo, a sentire le attivazioni muscolari, a gestire la biomeccanica di movimento e a riprodurre fedelmente i giusti movimenti man mano che la fatica inizia ad aumentare.
Ma cosa dobbiamo fare dunque per padroneggiare alla perfezione nuove abilità?
Dato che le connessioni neuronali si rinforzano e si indeboliscono facilmente, per far si che i miglioramenti siano stabili e un’abilità diventi permanente, è necessario un lavoro lento e costante, con un’elevata concentrazione mentale e una continua attenzione a ciò che si sta facendo, in ogni secondo.
Se un allievo pensa di non fare alcun progresso cumulativo, o che il suo corpo e la sua mente non trattengano nulla, come un colabrodo, deve insistere con le esercitazioni pratiche e quotidiane che vanno a stabilizzare l’apprendimento, finché non otterrà l’effetto CONSAPEVOLEZZA COSCIENTE.
Vedremo nel prossimo articolo i dettagli di questo effetto.
Riferimenti
Jenkins, W.M., M.M. Merzenich, M.T. Ochs, T. Allard, e E. Guic-Robles. «Functional reorganization of primary somatosensory cortex in adult owl monkey after behaviorally controlled tactile stimulation.» Vol. 63. Journal of Neurophysiology, 1990. 82-104.
Kilgard, M.P., e M.M. Merzenich. «Cortical map reorganization enabled by nucleus basilis activity.» Vol. 279. Science, 1998. 1714-1718.
Merzenich, M.M., P. Tallal, B. Peterson, S. Miller, e W.M. Jenkins. «Some neurological principles relevant to the origins of – and the cortical plasticity-based remediation of – developmental language impairments.» cit. in J.Grafman, Y. Christen, “Neuronal plasticity: building a bridge from the laboratory to the clinic”. Berlino: Springer-Verlag, 1999. 169-187.
Pascual-Leone, A., e F. Torres. «Plasticity of the sensorimotor cortex representation of the reading finger in Braille readers.» Vol. 116. Brain, 1993. 39-52.
Pascual-Leone, A., R. Hamilton, J.M. Tormos, J.P. Keenan, e M.D. Catala. «Neuroplasticity in the adjustment to blindness.» Eds Grafman J. and Christen Y., “Neuroplasticity: Building a bridge from the laboratory to the clinic”. New York: Springer Verlag, 1999. 93-108.
